Diritti Umani e Carta Africana

- Don Cheadle 

“Se in questo Paese si ha dell'Africa l'immagine di bambini con mosche sui loro volti, allora non si è capito che quelle persone siamo noi e loro sono noi.”

Dichiarazione Universale dei diritti umani (1948) art.1


“ Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti ”


Il 1945 segna, a livello globale, una rivoluzione per quanto riguarda la teoria e la pratica dei diritti della persona. Prima di tutto avviene il riconoscimento giuridico internazionale dei diritti fondamentali con la Carta delle Nazioni Unite. 

I diritti umani si rappresentarono ormai come esigenza concreta di una nuova prospettiva sociale, e vennero formulati, per la prima volta, in un consesso internazionale e secondo una prospettiva estesa a tutti gli uomini e popoli della terra trovando nella stesura  della Dichiarazione Universale dei diritti umani del 10 dicembre 1948 il cuore pulsante di un processo di integrazione e solidarietà per le genti. Leggiamo nel Preambolo la volontà comune del raggiungimento di una pace positiva, volontà che anche l’Italia ha dichiarato e che ha assimilato nella Costituzione repubblicana

In particolare, la Carta delle Nazioni Unite segnò la rottura radicale con il paradigma del potere della forza elevata a diritto, da sempre operante accordi nelle relazioni internazionali soprattutto attraverso il principio della "ragion di stato" e diede avvio al processo di giuridicizzazione del valore supremo, incondizionato e inderogabile del mondo della persona umana, facendo valere, anche a livello internazionale, il paradigma della forza del diritto.

Con la loro proclamazione avvenuta nella Dichiarazione del 1948, i diritti umani iniziano ad essere riconosciuti e garantiti universalmente, dando origine al nuovo diritto internazionale dei diritti umani: diventano ius positum internazionale che appare codificato, in particolare, nei due Patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali approvati nel 1966 ed entrati in vigore a livello internazionale nel 1976.

Solo i diritti umani, nell’attuale fase storica, possono garantirci dalle insidie e dai rischi di derive disumanizzanti, razionali o irrazionali, e costituiscono l’unica via che può promuovere l’uomo nella sua integralità e nella radicalità della sua essenza: "siamo effettivamente entrati nell’eta’ dei diritti", come ha felicemente titolato la sua raccolta di saggi sull’argomento N.Bobbio (1990).

L’uomo è valore assoluto - il supremo valore - solo per il fatto di essere uomo; egli è quindi  principio originario, incondizionato e auto sussistente e la sua assolutezza è istituita dall’uomo stesso. Le società fondano e fissano il principio-valore della persona e di tutti i conseguenti diritti umani mediante un atto radicalmente e integralmente umano, ossia libero, che consiste nel credere che ogni uomo è il supremo valore. La Carta delle Nazioni Unite, infatti, afferma nel Preambolo, come abbiamo visto sopra: “la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana”. 

Il riconoscimento del valore della dignità-persona e dei diritti umani è un atto essenzialmente umano e pertanto poliedrico: cognitivo, etico, culturale, politico, giuridico, esistenziale. Esso coinvolge e mobilita la persona nella sua integralità; non si configura, pertanto, come un atto meramente cognitivo o circoscritto alla sfera giuridica. La dignità di ogni uomo è mossa e opera attraverso l’esercizio consapevole, libero e responsabile dei diritti umani.


Confronto tra "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e 'Carta africana diritti dell’uomo e dei popoli"


La Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli viene approvata nella sua versione finale nel 1981 ed è anche nota come Carta di Banjul, dal nome della città del Gambia in cui si svolsero le due sessioni della Assemblea OUA che portarono alla sua approvazione. 

La  Carta africana è una convenzione, ossia uno strumento giuridico vincolante- nonostante si sia scelto il termine “Carta”-  composta da un preambolo e da un corpo suddiviso in tre parti: Diritti e doveri garantiti (artt. 1-29), misure di salvaguardia (artt. 30-63) e disposizioni finali (artt. 64-68).

La Carta raggruppa tutte le tipologie tradizionali di diritti: civili, politici, economici, sociali e culturali. In merito a questo, nel preambolo della Carta si richiama il principio dell’interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti, affermando che “i diritti civili e politici sono indissociabili dai diritti economici, sociali e culturali, sia nella loro concezione che nella loro universalità, e che il soddisfacimento dei diritti economici, sociali e culturali garantisce quello dei diritti civili e politici”.


Affinità e divergenze

Si può notare una forte convergenza tra i diritti previsti dalla Carta africana e quelli indicati nella Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, a cui tra l’altro la Carta si richiama nel terzo paragrafo del preambolo. Quindi, tra i diritti individuali e le libertà fondamentali previsti dalla Carta sono rinvenibili:
  • Non discriminazione, 
  • Diritto alla vita alla dignità e all’integrità fisica,
  • Divieto di qualsiasi sfruttamento dell’uomo,
  • diritto d’opinione e informazione,
  • Diritto d’associazione, 
  • Diritto a partecipare alla gestione della cosa pubblica,
  • Diritto all’educazione, 
  • Uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e diritto all’equo processo, 
  • Uiritto a lavorare in condizioni eque e soddisfacenti (artt. 2-18).
Sussistono tuttavia delle differenze rispetto alla Dichiarazione del 1948, soprattutto nella parte in cui la Carta Africana riporta la previsione di tre articoli riportanti i doveri individuali (artt. 27-29) in una convenzione che protegge i diritti umani. La novità non risiede tanto nella correlazione diritti-doveri, dal momento che già nella Dichiarazione universale dei diritti umani richiamava il fatto che ogni individuo ha dei doveri verso la comunità (art. 29), ma nell’esplicitare in articoli giuridicamente vincolanti dei doveri del singolo.
Secondo l’articolo 27, i doveri dell’individuo riguardano 5 diverse entità: famiglia, società, Stato, altre collettività parimenti riconosciute e comunità internazionale.

 
 

Diritti dimenticati, povertà, violenze : le nostre ricerche


Nonostante affinità e comuni obiettivi la realtà africana è ancora lontana dalla affermazione di diritti e garanzie riducendo a forme di vita arretrate e vessanti le esistenze di milioni di africani


Secondo un rapporto 2019 di Amnesty Internacional sull'Africa Subsahariana i conflitti armati e le repressioni di stato alimentano violazioni dei diritti umani


https://www.amnesty.it/rapporto-2019-in-africa-subsahariana-si-alimenta-violazione-dei-diritti-umani...